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domenica 07 feb | ore 15.42 | pubblicato da Giovani Democratici Friuli Venezia Giulia
Pubblichiamo la seguente lettera condividendone il contenuto sostenendo vivamente questa iniziativa in ogni sede ed invitando più persone possibili a valutare l'opportunità di aggregarvisi.
Lettera aperta a Debora Serracchiani
Una sera di due anni fa, a Udine, l’Assemblea regionale di allora era riunita per approvare lo Statuto regionale del Partito democratico.
Tutti gli emendamenti proposti erano stati discussi e votati a maggioranza semplice, come previsto, e l’Assemblea stava per esprimere il suo parere finale. A questo punto il voto prevedeva una maggioranza qualificata, ma, sorpresa, il numero legale per farlo prima c’era e poi non c’era più.
Come mai?
Ma perché un gruppetto, dissentendo da alcune scelte precedenti, se n’era semplicemente andato.
Quali i motivi per un gesto così grave e antidemocratico, anche se purtroppo spesso praticato? Banalmente il limite dei mandati per i consiglieri regionale che era stato fissato a due.
Di mandati se ne volevano almeno tre, 10 anni non erano sufficienti, se ne volevano almeno 15! Quindi niente voto e niente Statuto a regolare la vita del partito. Una carenza che si è fatta sentire in molte successive occasioni. Oggi una commissione sta di nuovo lavorando alla definizione dello Statuto. Ha accolto e inserito nuovi emendamenti, che presenterà alla prossima assemblea regionale, in gran parte rinnovata dopo il congresso e le primarie.
Ed ecco tra gli emendamenti ricomparire i tre mandati. La cosa sarebbe quasi ridicola, se non si configurasse come un atto di protervia. Considerato che i segretari regionali, provinciali e comunali non possono superare i due mandati, per un totale al massimo di 8 anni.
La cosa si potrebbe anche discutere, ma durante la campagna congressuale i tre candidati alla segreteria hanno tutti insistito sull’importanza del rinnovamento del partito, quindi sui due mandati, per la necessità che, nel rispetto delle competenze e delle capacità acquisite, ci fosse comunque un meccanismo di ricambio.
Anche per evitare il sedimentarsi di una casta di operatori politici, come purtroppo sta succedendo anche a livello nazionale. Può sembrare cosa di poco conto, ma può anche essere il segno che il partito continua a rimanere legato a vecchie logiche di difesa dell’esistente. Proprio quello che gli elettori del PD hanno chiaramente fatto capire di non volere. Anche i recenti fatti delle candidature per le Elezioni regionali lo stanno dimostrando ampiamente. Certo, riaprire la battaglia sui mandati potrebbe creare spaccature all’interno del partito in FVG e credo che lo scopo della segretaria regionale sia quello di evitarlo. Anche a costo di rinnegare se stessa e contraddire coloro che l’hanno eletta.
Ma cosa ce ne facciamo di un’unità ottenuta attraverso un compromesso al ribasso? Contro tutte le aspettative che sono state volutamente alimentate negli elettori che, poverini, ci hanno creduto e dato ancora credito al PD. Non mi pare che sia questo il partito che doveva nascere come araba fenice dalle ceneri delle vecchie formazioni politiche e inaugurare una stagione nuova, con una nuova politica. Bisogna che ci si interroghi davvero su questo e che si abbia il coraggio di assumersi tutti la responsabilità di scelte anchedifficili, ma ineludibili.
Marisa Zoppolato